giovedì 3 Aprile 2025
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Carlo Calenda e quella smania di isolarsi che non paga

Se c'è una strategia che non comprendo è quella del leader di Azione, che si ostina a voler fare il primo della classe danneggiando se stesso e le altre opposizioni

Caro Carlo Calenda, perché fai così? È una domanda che mi esce dal cuore dopo aver osservato le ultime uscite pubbliche del leader di Azione. In un momento storico in cui l’estrema destra avanza un po’ ovunque, con gli Stati Uniti guidati da un gruppo di fanatici con tendenze neonaziste e l’Europa sempre più indebolita da quelle forze che vorrebbero disgregarla, il leader politico italiano che a mio avviso sta portando avanti la strategia più insensata è proprio Calenda.

Calenda e la corsa all’isolamento

Non passa giorno che l’ex ministro non attacchi – in modo ecumenico – il governo e le opposizioni, posizionandosi in uno spazio politico equidistante, uno spazio politico che però in Italia non esiste, perché la polarizzazione è un fatto ormai innegabile. Calenda è di fatto organico alle opposizioni, ma non perde mai occasione per prendere le distanze dal Partito Democratico e dagli altri partiti che si oppongono al governo Meloni. Una sorta di “separato in casa”, una specie di Daniela Santanchè del centrosinistra.

L’atteggiamento da primo della classe

Per distinguersi dalle altre opposizioni, il leader di Azione adotta un atteggiamento da primo della classe, quello che con il ditino alzato spiega agli altri cosa devono fare ponendosi come un osservatore esterno che sentenzia dalla sua torre d’avorio, che poi è il salotto di casa sua con la consueta libreria in bella vista. Lo abbiamo visto anche in questi giorni, con le opposizioni a preparare una protesta di piazza per chiedere al governo di fermare il caro bollette e lui ad attaccarle perché a suo dire non hanno una proposta alternativa, proposta che ovviamente lui ha ed è sicuramente la migliore del mondo. Il problema è che in questo come in altri casi Calenda finisce per danneggiare sia le altre opposizioni che la sua stessa proposta, che nessuno discuterà mai perché lui è il primo a non metterla sul tavolo imponendola come scienza infusa.

Una strategia che non paga

Come già detto, fatico a capire il senso di questa strategia, una strategia che un tempo accomunava il leader di Azione a quello di Italia Viva, Matteo Renzi, con quest’ultimo che negli ultimi tempi ha cambiato radicalmente linea ponendosi in modo decisamente più organico rispetto a un’alleanza alternativa all’attuale maggioranza. Perché il punto è questo: per quanto ci possano essere posizioni e sfumature diverse su determinati temi, l’unico modo di battere le destre – disprezzate da quella mezza Italia di cui fanno parte gli elettori di Carlo Calenda – è trovare una quadra.

Una strategia fallimentare che evidentemente faticano a comprendere anche gli italiani. Secondo una ricerca condotta da SocialCom per AdnKronos, infatti, il leader di Azione è all’ultimo posto tra i capi partito più apprezzati in Italia e nel mondo. Penso che il motivo sia proprio questo suo posizionamento: chi si oppone a Giorgia Meloni e al suo “governo”, punta su chi si posiziona in modo netto non su chi gioca a stare in mezzo.

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